venerdì 8 luglio 2011

My sunshine

La musica è la stenografia dell'emozione. Emozioni che si lasciano descrivere a parole con tali difficoltà sono direttamente trasmesse nella musica, ed in questo sta il suo potere ed il suo significato."
L. Tolstoj

"Dove le parole finiscono, inizia la musica."
Heinrich Heine


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Mi mancano le parole eppure sento il bisogno urgente di scrivere, non solo perché è da tanto tempo che non poso più la penna sul foglio, ma soprattutto perché, al pari dei fatti, le parole servono tanto: descrivono circostanze, persone, chi ne fa uso, le sue emozioni, i suoi pensieri. Basta saperle utilizzare, fatto non del tutto scontato.
Personalmente sono sempre stata attratta dall’esercizio di comprendere, o almeno di tentare, la profondità dell’anima, ed avendo le finestre spalancate direttamente solo sulla mia, solitamente, mi occupo di questa. E per farlo ho sempre pensato tanto, alcuni, coloro che hanno avuto la pazienza di avvicinarsi a me ed io ho lasciato fare, non senza diffidenza, dicono che penso troppo, speculo su me stessa, sui perché, che cerco ragioni ed ogni risposta genera solo altre domande, sempre più grandi e più in profondità, al punto che ogni piccolo pensiero finisce col prendere la forma di un Inferno Dantesco al contrario, perché i pensieri, come i gironi, si allargano via via, approfondendosi sempre di più. Tutta questa speculazione si limita però al pensiero, quasi mai seguono azioni concrete volte a cambiare l’ordine delle cose, e il più delle volte non è accompagnata da alcun discorso, perché il pensiero prescinde dalle parole, ed inoltre è molto più semplice pensare e basta, saltare da pensiero a pensiero come Tarzan con la liana, e qualche volta oscillare, senza far seguire parole. E così io penso. Spiegare mi risulta difficile, le parole non le so usare, eppure continuo a scrivere, forse perché sono fondamentalmente incoerente: sono dell’idea che se una cosa non la sai fare e lo riconosci da te, o provi nel buio della tua camera a migliorare, oppure non ti metti in piazza a mostrare i tuoi mancati capolavori. Eppure io continuo a scrivere e a farvi leggere ciò che scrivo. Fortuna che siete in pochi ed il danno è contenuto. Ma dove voglio arrivare? In realtà da nessuna parte, quello che ho scritto fin qui e quello che seguirà per molti sarà solo uno dei miei esercizi, ma per me e per qualcuno molto sveglio, avrà tutt’altra valenza.
Questa mattina ho aperto gli occhi, riavendomi dal torpore del sonno e, prima del pensiero, ho elaborato qualcos’altro: un’emozione. Quell’emozione che sale quando apprezzi qualcosa di estremamente grande nella sua semplicità. Diciamo, tanto per fare un esempio lontano, come quando ogni mattina ti svegli nello stesso abbraccio della notte prima. Ma le emozioni e le sensazioni piacevoli nella mia testa durano sempre troppo poco perché inizio immediatamente a pormi domande, e l’unico modo per fermarle è trovarsi nella fortunata circostanza di essere con qualcuno molto acuto e verso cui nutro profonda stima ed affetto che risponda per me alla domanda più opprimente fra tutte in quel momento e così qualcosa succede dentro di me: le catene dei miei ragionamenti si spezzano e cadono in terra e di colpo si solleva il velo che fino ad allora copriva tutto quello che ho dentro e qualcosa si rivela di nuovo, forte com’è sempre stato, anche quando lo sentivo poco attraverso il velo, e mi fa stare così bene, tanto da potermi ritrarre viva e felice, tanto che adesso lo devo scrivere, perché, per una volta, voglio raccontare qualcosa di bello. E nella mia vita una cosa veramente Bella, con la B grande, c’è, qualcosa che, se non s’immischia il mio diffidente e volubile inconscio, mi fa sentire Viva, con la V grande, nel bene e nel male, e parte di qualcosa che cresce e si trasforma guardando sempre al meglio e di cui sono profondamente orgogliosa.

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