venerdì 21 ottobre 2011

Senza ragione

La musica è la stenografia dell'emozione. Emozioni che si lasciano descrivere a parole con tali difficoltà sono direttamente trasmesse nella musica, ed in questo sta il suo potere ed il suo significato."
L. Tolstoj

"Dove le parole finiscono, inizia la musica."
Heinrich Heine


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“Non c’è ragione per cui le cose stiano così, potrai passare tutti i giorni della tua vita di fronte a questa finestra a chiederti perché, senza che cambi alcunché.”

“Non c’è ragione per cui le cose stiano così, ma devo trovare una spiegazione accettabile che mi consenta di andare avanti. Non mi bastano le omelie di questi giorni in cui mi è stata offerta una ragione spicciola ed illusoria.”

“Ma se anche tu trovassi un motivo non cambierà quello che è successo.”

“Devo trovare una ragione a cui appigliarmi, non capisci? Devo trovarla perché non ho più lacrime da versare e senza quelle ora non so che fare, colmavano il silenzio che c’è da quando è andato via, mi bagnavano il viso e, se chiudevo gli occhi e lo immaginavo vicino, avevo l’illusione del calore della sua bocca sulla mia guancia lì dove le lacrime solcavano il viso, sempre più giù, vicino alle mie labbra. Non ho più lacrime e non so cosa fare di me senza di loro, ho bisogno di un motivo, di credere che una ragione c’è per potermi svegliare anche domani e non trovarlo nel letto.”

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“Sono venuto a trovarti per portarti una torta.”

“Grazie. Poggiala sul tavolino, la mangeremo a momenti: sta per tornare a casa.”

“Mi piace vederti sorridere. Ma lui non tornerà, lo sai. Lo aspetti ogni giorno da dieci anni, non sei neanche più a casa tua, non te lo ricordi?”

“Davanti a me vedo te, e dietro di te la finestra che affaccia sul giardino con i peschi in fiore e, al suo fianco, il tavolino su cui lui poggia sempre le chiavi ed io mi siedo a scrivere il mio diario, dall’altra parte della stanza ci sono i quadri che abbiamo dipinto insieme, l’ultimo lo abbiamo appeso ieri, come puoi dire che non sono a casa mia?”

“Sulla parete non c’è nessun quadro, e sotto la finestra di questa stanza non c’è alcun giardino. Mi dispiace dover essere sempre quello che cerca di riportarti alla realtà, ma non puoi continuare a vivere così, hai buttato via la tua vita da quando lui ha perso la sua.”

“Ma di cosa parli? Qui nessuno ha buttato via o perso qualcosa. Vedi come sorrido a questa vita? Questa vita ricca di cose meravigliose che vedo nella mia testa, di momenti magici che trascorro con lui, del calore del suo abbraccio che solo io posso ricevere, delle sue parole che solo io posso intendere, di tutte le notti in cui, poggiando la testa sul cuscino, mi giro e lo trovo al mio fianco e sposto la mia testa sulla sua spalla e rimango rannicchiata su di lui tutta la notte ed ogni mattina mi sveglio e gli sorrido quando apre gli occhi. Come puoi dirmi che ho buttato via la mia vita? Io sto vivendo esattamente la vita che volevo vivere. Ringrazio il cielo, il fato o Dio, se esiste, per non aver trovato la ragione che cercavo tanti anni fa. Se l’avessi trovata non mi sarei rifugiata dove sono ora, dove c’è lui.”

“...”

“Ti lascia senza parole il fatto che io abbia idea che esiste una realtà diversa da quella che vivo quotidianamente, ma che vi ho volutamente rinunciato per continuare a stare con lui?”

“No... so che tu non dovresti trovarti in questo posto, ma non posso cambiare le cose finché non deciderai di tornare nella realtà che rifiuti, quella in cui lui non c’è e il vostro contatto sarebbe limitato ai tuoi omaggi floreali sulla sua tomba...  Ma, forse, tu hai ragione a voler rimanere dove sei, a vivere la vita che avevi scelto e che, senza ragione, ti è stata strappata. Voglio vederti solo sorridere.”

“Io sorrido sempre da quando lui è tornato indietro e posso stringerlo ancora a me giorno dopo giorno.”

“Mangia la torta, vado a parlare con il dottore.”

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