mercoledì 16 dicembre 2009

How to save a life

La musica è la stenografia dell'emozione. Emozioni che si lasciano descrivere a parole con tali difficoltà sono direttamente trasmesse nella musica, ed in questo sta il suo potere ed il suo significato."
L. Tolstoj

"Dove le parole finiscono, inizia la musica."
Heinrich Heine


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Ed era come sentirla vicina, come se camminasse accanto a loro che, tristi, si trascinavano lungo quelle larghe scale di pietra e poi lungo quel sentiero, con gli sguardi fissi davanti a loro su quel legno chiaro.
Ed ogni passo portava con sé il peso di quella assenza. Ed ogni lacrima scendeva per un ricordo, una per quella risata a bocca aperta, una per quegli occhi gialli così capaci di folgorare, una per quella chioma luminosa come il sole di primavera che insinua i suoi raggi nella tua stanza e ti rallegra, una per quella foto in bianco e nero che si trovavano davanti, una per quelle parole spesso senza freno, una per quella volta che ce l’avrebbero voluta mandare, una per quella volta che l’avrebbero voluta abbracciare, una per quella volta che…
Ed il sole stava lì, alto, a rendere omaggio ad una stella spentasi troppo presto ed il verde ed i fiori che li circondavano incorniciavano i ricordi.
Erano giunti al capolinea. Il viaggio finiva lì. Il legno chiaro in terra. Loro in piedi. Poi d’improvviso una musica riempì l’atmosfera. How to save a life. How to save a life? E nel cuore di ciascuno s’impose una domanda: I know to save a life? Ognuno guardò alla propria destra e poi alla propria sinistra, in cerca di una risposta. Quelli che sapevano dove cercare, però, rivolsero lo sguardo anche davanti. Videro lei. Quel sorriso caldo e quegli occhi fiduciosi.
“Hai già salvato la mia di vita. Non hai bisogno di porti ancora questa domanda. Mi hai abbracciata quando ne avevo bisogno, mi hai permesso di aiutarti quando ho potuto, hai sorriso con me, hai riso con me, hai ballato con me, ti sei confidato con me. Ed adesso continuerò a vivere in te, finché mi porterai nel tuo cuore avrò vita e vedrò il sole, i fiori, il mare…”
Ognuno di loro smise di piangere per conservare quei ricordi di rugiada nel proprio intimo, come rifugio dalla tristezza e dall’assenza, come soffio di Vita per lei. La guardarono sorridere e le sorrisero con gli occhi colmi di quelle lacrime che ancora non si rassegnavano a non dover scendere. Lei, nella sua inconsistenza di pura Anima, sentì l’Amore che erompeva dai loro cuori e fu come linfa. Poi sparì, confondendosi col bianco del marmo, lasciando tutti con l’espressione più serena che le avessero vista dipinta in volto.
Tutt’attorno il verde si accese di nuova speranza, i fiori di mille colori si tinsero con nuove sfumature, e la fiamma di quelle paffute candele gialle che circondavano quel legno chiaro fu rinvigorita da un vitale alito di vento.
La salutarono ognuno con un fiore di colore diverso, perché era stata tanto complicata in vita da non poter riassumere quella tumultuosa esistenza con un solo colore ed un solo significato. Sapevano quello che desiderava, era stata circondata dalle persone amate che le leggevano nell’anima come fosse costituita di acqua limpida.
Rivolsero un ultimo sguardo dove era apparsa così eterea e serena, sembrò loro di rivedere ancora, per un’ultima volta, quegli occhi e quel sorriso coi denti bianchi, poi scomparvero. Un ultimo sguardo alla sua nuova casa, un gran respiro, e poi ognuno si avviò per la sua strada. Si allontanarono percorrendo il sentiero di ciottoli come se mancasse loro qualcosa, poi, d’improvviso, un nuovo e fresco alito di vento sembrò abbracciarli. Bloccati da questa insolita sensazione si voltarono un’ultima volta. Non la videro più. Ripresero ognuno il proprio cammino ma avvertivano un misterioso e conosciuto calore. Non sarebbero più stati soli.

06 ottobre 2008 11.59

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