venerdì 25 dicembre 2009

L'Arte della Verità

La musica è la stenografia dell'emozione. Emozioni che si lasciano descrivere a parole con tali difficoltà sono direttamente trasmesse nella musica, ed in questo sta il suo potere ed il suo significato."
L. Tolstoj

"Dove le parole finiscono, inizia la musica."
Heinrich Heine


...Inizia a leggere dopo aver avviato il video...



Fu quando la guardai negli occhi che ebbi davvero il coraggio di mentirle. La ringrazio per avermene concessa l’opportunità, non mi sarebbe riuscito altrettanto bene se avesse spostato lo sguardo altrove. Non sentii necessità di raccogliere tutte le mie forze per ingannarla come, ormai da diverse settimane, mi riusciva bene. Fu tutto molto spontaneo e naturale: spalancai gli occhi così che apparissero grandi e profondi ma, soprattutto, sinceri. Le dissi quello che, sono sicuro conoscendola, voleva sentirsi dire: una “non-verità”. Lo feci quasi con trasporto. La dissi con sincerità. Una sincerità che non albergava in me da tempo verso di lei. Una sincerità che volevo, e voglio, destinare solo alla mia nuova Alba, ora l’unica che conti per me, l’unica che mi possa capire davvero, l’unica che mi è stata realmente vicina in quel lungo mese di confusione.
Non chiamerei la mia “menzogna”, piuttosto “non-verità”, ve l’ho già detto. Preferisco quest’appellativo, sì. E lo diceva anche il buon vecchio Calvino, che tanto stimo, “la menzogna non è nel discorso, è nelle cose”. Ora, nelle mie azioni non vi è stata menzogna, al massimo vi è stata omissione, ma non di certo menzogna. Ho, più correttamente, omesso il vero. Lo preferisco perché rende meglio le mie intenzioni. Io sono un buono, un devoto all’etica, mi fregio di sapere qual è, sempre, la giusta via da seguire, anche in quel caso. Una “non-verità” è un modo come un altro per risparmiare sofferenze inutili. Non chiamatela “menzogna”, mi sentirei offeso, sentirei che non avete compreso il mio buon operato. Una “non-verità” permette di vivere bene con coloro che si ingannano ma, soprattutto, fa vivere bene loro, li alleggerisce di preoccupazioni e crucci taglienti come fendenti, quella tipica ed indesiderata reazione che produce la Verità, e, poi, ma, credetemi, di minore importanza, permette di vivere bene con se stessi: compiaciuti dell’atto pienamente morale che si è appena compiuto. In fondo, però, è questo che conta: vivere bene con se stessi, essere convinti di non poter rimproverarsi nulla, di aver agito in modo corretto. Conta poco se l’altro scoprirà la verità della nostra “non-verità”, sarà già sufficientemente lontano per non importunarci più con le sue domande o, peggio, col suo disprezzo verso la nostra persona.
La Verità, mi sono già espresso, produce indesiderati effetti collaterali che è nostro obbligo evitare d’infliggere agli altri, soprattutto quando si tiene a loro come io tenevo a lei. Credetemi, l’ho fatto per lei, assolutamente non per me. Sarebbe stato egoistico da parte mia rifugiarmi nella mia “non-verità” col solo scopo di proteggere me stesso e celare, dietro questa, un’eventuale, del tutto ipotetica, mancanza di coraggio da parte mia. Non sono un vile. Non sono affatto un codardo. Sono un animo nobile che crede nell’Arte della Verità.
L’Arte della Verità consiste nell’apparire sinceri offrendo al nostro interlocutore una, certamente più gradita, “non-verità” che potrà proteggerlo dallo sgradito senso di completezza che offre una banale Verità. Quel molesto sentimento di pace interiore che regala agli altri la nostra Verità, anche la più orribile, ho voluto risparmiarglielo proprio in virtù del grande amore che ho provato per lei in tempi passati, ma neanche troppo.
Ho trovato di gran lunga più corretto nascondere la Verità.


05 gennaio 2009 21.37

Nessun commento:

Posta un commento